Aiuto mammePower Moms!

Un aiuto mamme che fa la differenza.

POWER MOMS! è un'Associazione di Promozione Sociale nata nel cuore di Firenze, che ha come obiettivo quello di supportare e assistere le mamme di bambini e ragazzi, dalla nascita all'adolescenza.

La filosofia di Power Moms!

Futuro più sostenibile per madri e famiglie.

Ci impegniamo a dare un supporto concreto alle mamme e alle famiglie nel gestire al meglio la quotidianità.

Vision

Madri consapevoli per figli responsabili e competenti. Un mondo in cui tutte le madri hanno le risorse, il sostegno e le opportunità di crescita.

Mission

La maternità è un valore aggiunto che arricchisce la persona. Vogliamo che ogni mamma possa viverla con il giusto supporto, senza dover rinunciare a sé stessa.

Chi siamo

Il team di Benvenuta Mamma! seduto attorno a un tavolo in un parco, una di loro tiene in braccio un neonato
Benvenuta Mamma! Team

Il nostro primo progetto

Benvenuta Mamma!

Supporto qualificato e personalizzato in gravidanza e nei primi mesi dopo il parto, direttamente a domicilio. Ostetriche, doule e fisioterapiste affiancano le neo mamme nel loro ambiente quotidiano, per prevenire l'isolamento e ripartire con serenità.

Tre professioniste, un'unica squadra: si coordinano tra loro e seguono la stessa mamma, ognuna per la sua parte.

Ostetrica

Perché serve

L'ostetrica è la professionista sanitaria di riferimento per gravidanza, parto e puerperio. Le prime settimane a casa sono quelle in cui nascono più dubbi: il bambino mangia abbastanza? Il mio corpo sta guarendo bene? Una visita a domicilio permette di rispondere subito e di accorgersi per tempo dei segnali che richiedono attenzione, senza che la mamma debba uscire con un neonato.

Cosa fa a casa tua

  • Controlla la salute di mamma e bambino durante la gravidanza
  • Dopo il parto valuta il recupero della mamma e la crescita del neonato
  • Sostiene l'allattamento e risponde ai dubbi sulla cura del bambino
  • Offre consulenza su contraccezione e salute sessuale dopo il parto

Doula

Perché serve

Dopo il parto molte mamme si sentono sole e stanche, spesso lontane dalla famiglia. La doula non è una figura sanitaria: è una presenza esperta che si prende cura di chi si prende cura del bambino. Permette alla mamma di riposare, di essere ascoltata e di sentirsi capace, ed è uno dei modi più efficaci per prevenire l'isolamento.

Cosa fa a casa tua

  • Ascolta senza giudicare e offre sostegno emotivo
  • Aiuta nella routine: organizzazione della casa, pasti, gestione del neonato
  • Accompagna la mamma nel rielaborare l'esperienza del parto
  • Orienta verso i servizi e le professioniste giuste quando serve

Approfondisci: leggi l'articolo sul blog →

Fisioterapista

Perché serve

Gravidanza e parto mettono alla prova schiena, addome e pavimento pelvico. Disturbi come perdite di urina, dolore pelvico o diastasi sono molto comuni, ma spesso vengono considerati "normali" e trascurati. Intervenire presto aiuta a recuperare meglio e a evitare che diventino problemi cronici.

Cosa fa a casa tua

  • Tratta mal di schiena, diastasi addominale e cicatrici, anche da cesareo
  • Valuta e riabilita il pavimento pelvico: incontinenza, dolore pelvico, dolore alla ripresa dei rapporti
  • Insegna posture corrette per allattamento e babywearing

Per mamma e bambino

Supporto a 360°
Aiuto emotivo, psicologico e pratico nel post-partum.
Allattamento al seno
Supporto professionale per un allattamento di successo.
Legame madre-figlio
Un legame solido fin dai primi momenti.

Per la comunità

Prevenzione
Meno casi di depressione post-partum.
Supporto
Una rete di sostegno per le famiglie e per i professionisti del materno-infantile.
Risparmio
Meno complicazioni e meno costi per le famiglie.

L'obiettivo è promuovere il benessere delle madri (e dei neonati) per prevenire l'isolamento e favorire una ripartenza serena e consapevole del percorso di genitorialità.

Progetto realizzato grazie al contributo diFondazione CR Firenze
Con il patrocinio delComune di Firenze

Raccolta fondi

Benvenuta Mamma! Edizione 2

Con la tua donazione copriamo la quota di cofinanziamento che ci permette di partecipare al Bando Donne di Fondazione CR Firenze. I fondi pagano soprattutto le visite a domicilio di ostetriche, doule e fisioterapiste per le future e neo mamme, e in parte coordinamento, spazi per gli incontri e kit di benvenuto. Se non raggiungiamo l'obiettivo, quanto raccolto andrà comunque al progetto.

42 € raccolti su 5.000 € · 3 donatori · su Rete del Dono

Dona su Rete del Dono

Supporto

Cosa facciamo per voi!

Scegli il servizio che ti serve e scrivici: ti ricontattiamo noi.

1

Baby sitting e laboratori

Laboratori che intrattengono i vostri bambini e vi lasciano il tempo per vivere la vostra vita, più una rete di baby-sitter referenziate.

Scrivici →
2

Mamme in difficoltà

Affianchiamo le mamme straniere nella quotidianità: pannolini, spesa, libri di scuola, vestiti, prenotazioni CUP, informazioni utili e accompagnamento negli uffici pubblici.

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3

Consulenza psicologica

Un piccolo percorso di 4 sedute da un'ora, una a settimana, con una nostra volontaria psicologa. Per affrontare le situazioni con più forza e consapevolezza.

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4

Lavoro: un curriculum nuovo

AAA cercasi lavoro! Analizziamo insieme le tue capacità e costruiamo un curriculum che metta in luce le tue competenze.

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5

Animazione feste

Ti mettiamo in contatto con giovani animatori Scout AGESCI che si autofinanziano: giochi semplici e coinvolgenti come bandierina e tiro alla fune. Regali una festa indimenticabile e sostieni un'iniziativa che fa bene a tutti.

Scrivici →

Curiosità delle nostre attività

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Blog

Parliamone

12 ottobre 2025 · Tempo di lettura: 4 min

Aspettative vs realtà nei primi 40 giorni dopo il parto

Spesso le nostre aspettative superano la realtà, e questo succede a tante di noi — soprattutto nei primi quaranta giorni dopo il parto.

Diventare madre è un momento sacro e trasformativo, ma raramente si parla di quanto possa essere intenso, faticoso e diverso da come lo avevamo immaginato.

Per raccontare con sincerità cosa accade davvero in queste prime settimane, ecco tre aspettative comuni che molte mamme hanno — e le realtà che poi si trovano a vivere con un neonato.

Riposare nel primo mese dopo il parto

Aspettativa

Dopo il parto, molte mamme immaginano di avere tanto tempo per riposarsi e affrontare senza troppe difficoltà la transizione verso la maternità.

Si pensa che, una volta nato il bambino, si potrà continuare a fare le stesse cose di prima — solo con un neonato accanto.Le mamme al primo figlio tendono a idealizzare i primi 40 giorni, anche perché i social ci mostrano che “la parte difficile è il parto, poi viene il bello”.

Frasi come:

“Dormirò quando dorme il bambino.”

“Avrò momenti tranquilli con il mio bambino.”

“Io e il mio compagno saremo una squadra perfetta.”

…sono aspettative diffusissime.

Ma poi, quando il piccolo finalmente dorme, quante di noi riescono davvero a chiudere gli occhi? Molto spesso, ci si ritrova a fare il bucato, lavare i piatti, cucinare o sistemare casa prima che il neonato si svegli.

E la verità è semplice: non si riesce a fare tutto. Prendersi cura di una casa è già un lavoro vero e proprio — ed è stancante.

Con un po’ di ingenuità, il sonno finisce in fondo alla lista delle priorità, nel tentativo di mantenere quella routine “di prima”. Presto ci si accorge che le aspettative non sempre coincidono con la realtà.

Realtà

La vita con un neonato è spesso molto diversa da come ce la immaginiamo — fisicamente, mentalmente, emotivamente.

Nei primi 40 giorni, trovare il tempo per riposarsi è più difficile di quanto si pensi.

Le giornate scorrono tra poppate, pannolini, pasti saltati e notti spezzate. Organizzare la giornata può diventare stressante, soprattutto quando ancora si sta cercando di capire cosa funziona e cosa no.

E se manca una rete di supporto, quel poco tempo per sé diventa ancora più raro.

Il riposo può sembrare un miraggio, ma ricordiamoci: chiedere aiuto non è debolezza. In una società frenetica come la nostra, l'aiuto esterno è fondamentale per riprendere in mano la pripria vita e concentrarsi sul proprio neonanto con amore.

Provare solo gioia quando nasce il bambino

Aspettativa

Tutte, prima o poi, abbiamo pensato che, una volta nato il bambino, saremmo state travolte da una felicità immensa.

Durante la gravidanza si sogna il momento in cui lo stringeremo per la prima volta, si immaginano scene dolci, abbracci infiniti, sorrisi e pace.

Film, serie TV e social ci mostrano solo la parte bella: la mamma raggiante, il neonato sereno, la casa ordinata.

Così, molte di noi si aspettano che la nascita sia la “ricompensa” per i nove mesi di attesa e fatica.

Realtà

Poi arriva il post parto — e con lui una tempesta di ormoni, emozioni e stanchezza. Il corpo cambia, la mente si adatta, e l’umore fa su e giù come una giostra.

È normale sentirsi confuse, tristi o in ansia. A volte l’attaccamento con il bambino non arriva subito, e non c’è nulla di sbagliato in questo. La maternità non è un’emozione unica e costante: è un viaggio di sfumature.

Prendersi cura della propria salute mentale e fisica è parte fondamentale del prendersi cura del proprio bambino.

Non dobbiamo essere perfette o “senza sforzo” come sui social: essere genitore è una delle cose più difficili (e più vere) che esistano.

Concediti grazia, tempo e gentilezza.

Non esiste un manuale su come essere una buona madre — si impara giorno per giorno, con amore e imperfezione.

Essere come le mamme perfette dei social

Aspettativa

Sui social sembra tutto così semplice: mamme serene, case impeccabili, bambini che dormono, caffè caldo e luce perfetta. È facile pensare: “Wow! Che bella vita serena.”

E così finiamo per fissare standard altissimi: figli felici, casa pulita, cena pronta, un po’ di sport, skincare e pure tempo per sé. Ma questa versione “ideale” della maternità ci fa solo sentire inadeguate — come se non stessimo facendo abbastanza.

Realtà

I social mostrano solo una parte della storia: quella filtrata, quella “bella”.Dietro ogni post perfetto ci sono notti insonni, pianti, piatti da lavare e tanta stanchezza.

Come diceva Theodore Roosevelt: “Il confronto è il ladro della gioia.”

E aveva ragione.

Perché quando iniziamo a paragonarci agli altri, ci allontaniamo da noi stesse e dal valore di ciò che stiamo già facendo.

Sì, i social possono ispirare e aiutare, ma non devono diventare la misura del nostro valore. La verità è che nessuna mamma può fare tutto — e non serve farlo.

Se oggi sei riuscita a nutrire il tuo bambino, a dargli amore e, magari, anche a farti una doccia, stai già facendo abbastanza.

Conclusione

I primi 40 giorni dopo il parto sono considerati uno dei periodi più sacri nella vita di una donna, ma a causa della disinformazione, le madri spesso hanno aspettative che non coincidono con la realtà di avere un neonato.

Più parleremo sinceramente delle sfide della maternità, più saremo in grado di supportare le madri in modo significativo.

21 febbraio 2025 · Tempo di lettura: 2 min

Roma non è stata costruita in un giorno…

Ormai questa storia la conosciamo a memoria: la parità di genere ed economica sono ancora un traguardo lontano.

Se ne parla in continuazione; tanta retorica, ma zero azioni, zero proposte, burocrazia ai massimi livelli etc... così rimaniamo piantati sempre al solito punto.

Power Moms! nasce da qui: dalla voglia di fare quel faticosissimo passo avanti, di provare a cambiare le cose.

Non siamo qui per fare grandi proclami, siamo qui per provare a fare.

Sempre meglio di stare fermi no?

Come diceva il proverbio "Chi fa falla, chi non fa sfarfalla.."

Bene eccoci qua.

Ci mettiamo le nostre risorse, le nostre competenze e il nostro tempo, creando un supporto concreto per tutte le mamme.

Con pazienza e fiducia, costruiamo qualcosa di più grande: un network di persone che, giorno dopo giorno, creano la realtà di cui c’è bisogno.

Così come gestiamo la quotidianità con i nostri figli, mettiamo la stessa praticità in questo progetto.

Aiutiamo le mamme (che sono persone come le altre) a non sentirsi sole, a trovare il tempo per sé e a risolvere quei piccoli-grandi problemi che sembrano stupidaggini, ma non lo sono. È un processo lento, sì, ma ogni piccolo passo conta.

Non ci aspettiamo di cambiare il mondo da un giorno all’altro, ma sappiamo che possiamo iniziare a fare la differenza adesso.

Con piccoli gesti, con costanza, con una visione chiara di quello che serve possiamo costruire quello che vogliamo.

Non parliamo di missioni irraggiungibili, ma di applicarsi con costanza su qualcosa in cui crediamo fortemente.

E questo è solo l'inizio.

Non ci servono grandi promesse o titoli sui giornali, ci servono persone come voi: pronte a rimboccarsi le maniche e ad essere artefici di un progetto ad alto impatto sociale.

Insieme possiamo fare la differenza.

Siamo pronti. E tu?

3 febbraio 2025 · Tempo di lettura: 3 min

L'indipendenza economica: una necessità che ancora oggi dobbiamo ribadire

Nel 2025, è incredibile dover ancora spiegare un argomento fondamentale come l’indipendenza economica femminile.

Nonostante secoli di storia, in cui la società si è basata sul denaro come strumento di autonomia, continuano ad esserci donne che si trovano in situazioni di dipendenza finanziaria.

Repetita iuvant

Indipendenza Economica = Libertà Personale

Possedere il proprio denaro e avere un lavoro autonomo non sono semplicemente opzioni, ma vere e proprie necessità per chiunque voglia vivere in libertà.

La libertà di scegliere, di agire secondo i propri desideri, e di prendere decisioni senza dover chiedere il permesso o dipendere da qualcun altro.

In paesi dove questa libertà è formalmente garantita, è importante ricordare che molto spesso si tratta di una concessione recente. Pensiamo, ad esempio, che in Italia le donne hanno ottenuto il diritto al voto solo nel 1946 – meno di 80 anni fa.

Nonostante questi progressi, i numeri raccontano una storia preoccupante.

Secondo uno studio dell'Istat del 2024, il 30% delle donne italiane non possiede un conto corrente individuale, ma lo condivide con il proprio partner.

Questa condivisione, seppur basata su un presunto accordo, può facilmente trasformarsi in una situazione di dipendenza economica, limitando la libertà di azione della donna.

Non è solo una questione di gestione delle spese quotidiane, ma riguarda la capacità di costruire un futuro sicuro e autonomo.

Il Mito della "Rinuncia Temporanea" al Lavoro Dopo la Maternità

Uno dei momenti più critici per l’indipendenza economica delle donne è rappresentato dalla maternità. Molte scelgono di lasciare il lavoro per prendersi cura dei figli, convinte di fare il bene della famiglia.

Spesso, però, questo suggerimento arriva direttamente dai partner, con il classico: “Ma sì, lascia il lavoro, che vuoi che sia?” oppure "se dobbiamo spendere di baby sitter con il tuo stipendio tanto vale lo faccia tu." etc...

Ricorda che anche se il tuo stipendio è piccolo, non significa che sia inutile.

Ogni euro che guadagni rappresenta la tua libertà, la tua indipendenza, e il tuo futuro. Rinunciare al lavoro, anche temporaneamente, ha conseguenze che vanno ben oltre il momento presente.

Ecco alcuni motivi concreti per cui abbandonare il lavoro dopo la maternità può essere una scelta svantaggiosa:

Vulnerabilità Finanziaria. In una società dove il denaro è un mezzo fondamentale per vivere, rinunciare alla propria fonte di reddito personale è un rischio enorme.

Se dovesse succedere qualcosa al partner o alla situazione economica familiare, ci si troverebbe senza risorse autonome su cui contare. Secondo Eurostat le famiglie monoreddito in Europa sono esposte a un rischio di povertà maggiore rispetto a quelle con entrambi i genitori lavoratori.

Perdita di Identità e Autostima. Lavorare non significa solo guadagnare, ma anche mantenere un senso di indipendenza e identità personale. Il lavoro ci permette di coltivare le nostre passioni, di sentirci produttivi e di realizzare i nostri obiettivi. Mettere da parte tutto questo per anni può avere un impatto profondo sulla nostra autostima e sul nostro benessere mentale.

Controllo sulle Scelte Economiche. Quando una donna non guadagna, rischia di dover giustificare ogni spesa al partner o ai familiari. Questo porta a una dinamica di potere sbilanciata, in cui la libertà decisionale viene gradualmente erosa.

Pensione Ridotta. Rinunciare anche solo temporaneamente a uno stipendio significa compromettere la propria pensione. Non solo ritardate il momento in cui potrete ritirare i vostri contributi, ma l'importo stesso della pensione sarà significativamente ridotto. Secondo dati INPS, una pausa lavorativa di 5 anni può ridurre la pensione futura fino al 20%.

Limitazioni sulla Libertà Personale. Senza un reddito proprio, è più difficile permettersi di fare ciò che si desidera, sia per sé che per i propri figli. Viaggiare, investire in formazione o persino godersi piccoli lussi diventano obiettivi fuori portata.

Allora Perché Continuare a Scegliere la Dipendenza Economica?

Perché molte donne continuano ancora a scegliere di rinunciare alla propria indipendenza finanziaria, credendo di fare un bene alla famiglia?

La verità è che spesso queste scelte derivano da una combinazione di pressioni sociali, stereotipi di genere e mancanza di consapevolezza.

È fondamentale, quindi, sensibilizzare le donne sull'importanza di mantenere il proprio ruolo nel mondo del lavoro, anche dopo la maternità.

L'indipendenza economica non è solo una questione di soldi, ma di dignità, libertà e sicurezza per il futuro. Quando una donna ha il controllo delle proprie risorse, ha il controllo della propria vita.

28 gennaio 2025 · Tempo di lettura: 4 min

Il carico mentale: prove scientifiche e impatto sulle madri

Ah, il "carico mentale"! No, non è il nome di un super potere, ma potrebbe benissimo esserlo. Perché, diciamocelo, chi di noi Power Mamme non ha la testa sempre impegnata 16H al giorno? Dal primo minuto della sveglia al momento di spegnere la luce per la buona notte.

Esatto, siamo sempre a pianificare e ovviamente fare problem solving quotidiano.

Ma, sorpresa! Questo non è solo un dettaglio da "lista della spesa che non finisce mai" o da "ma dove sono finite le calze di mio figlio?".

Il carico mentale è reale, scientificamente provato, e ha effetti tangibili sulla nostra salute. Visto che la scienza non si discute, partiamo dalle basi.

Cosa Dice la Scienza sul Carico Mentale?

Questa storia inizia già negli anni '80, quando una certa Monique Haicault si è accorta che noi donne non stavamo solo "facendo la spesa" o "pulendo casa". No, noi stavamo gestendo un'intera orchestra mentale.

La Haicault ha coniato il termine "carico mentale" per spiegare come il nostro cervello fosse impegnato H24 a tenere il filo di tutto: spesa, bambini, casa, lavoro, compleanni... e chi più ne ha, più ne metta.

Oggi, scienziati di tutto il mondo hanno confermato che il carico mentale è un vero sforzo cognitivo, un po’ come se il nostro cervello stesse sempre correndo su un tapis roulant.

E questo costante "pensare a tutto" può portarci all’esaurimento.

Spoiler: più corriamo, più ci stanchiamo, anche se il nostro cervello non si ferma mai.

Il Carico Mentale e il Genere: Chi Porta lo Zaino Più Pesante?

Ah, qui viene la parte interessante.

Gli studi accademici, dimostrano che, nella maggior parte dei casi, il carico mentale è distribuito in modo tutt'altro che equo tra uomini e donne.

Uno studio del 2019 ha rivelato che, anche se lavoriamo fuori casa a tempo pieno, siamo noi donne a tenere il timone della nave famiglia.

Non si tratta solo di chi stira più camicie (che, ammettiamolo, non è proprio il nostro passatempo preferito), ma di chi sta pianificando, pensando, ricordando.

Ad esempio: chi è che si preoccupa di ricordare che manca il dentifricio? O che la recita di fine anno di tua figlia è domani? Portare i contanti del laboratori dei figli, precisi ed in contanti (!) Esatto, di solito tocca a noi.

Carico Mentale e Maternità: La Super Sfida

E se essere una donna con carico mentale è dura, essere una mamma con carico mentale è una vera prova olimpica!

Essere genitori significa aggiungere un nuovo livello di complessità a quella già lunga lista di cose da fare.

Ricordi quella ricerca dell'Università di Laval in Canada? Loro hanno scoperto che le madri fanno un multitasking mentale degno di un campione di scacchi. Pensiamo sempre a tutto, prima ancora che accada!

Che si tratti di programmare la prossima visita dal pediatra, pensare al menù della settimana o assicurarsi che i compiti siano fatti, siamo lì, con la testa sempre in funzione.

E non dimentichiamo il carico emotivo: vogliamo che i nostri figli stiano bene, siano felici e, possibilmente, non dimentichino di portare a casa i compiti!

Gli Effetti del Carico Mentale Sulla Salute delle Mamme

Ma cosa succede quando questo "carico" diventa troppo pesante?

Studi dimostrano che le madri con un carico mentale elevato rischiano di scoppiare. Non letteralmente, ovviamente, ma il rischio di stress cronico, ansia e depressione aumenta.

Avete mai sentito parlare di "affaticamento decisionale"?

È quel momento in cui devi scegliere qualcosa e il tuo cervello ti dice: "Nope, non ce la faccio". E questo accade perché, dopo aver preso 100 decisioni al giorno, siamo semplicemente esauste.

Inoltre, il famigerato "burn-out materno" è una condizione reale: esaurimento emotivo, senso di inefficacia, voglia di mollare tutto e rifugiarsi su un’isola deserta... Vi suona familiare? Secondo uno studio su Frontiers in Psychology, il burn-out è strettamente legato al carico mentale e può avere effetti negativi non solo su di noi, ma anche sui nostri figli.

Come Alleggerire il Carico (O Almeno Provarci)

Ok, ci siamo fatte un quadro della situazione: il carico mentale è pesante e non è sempre facile liberarsene. Ma la scienza ci offre alcune strategie che possiamo provare.

Dividere e conquistare. Non stiamo parlando di un impero, ma di compiti famigliari. Parlare con il partner e distribuire meglio le responsabilità è fondamentale. Imporsi spiegando che da soli non può avere tutto sotto controllo, in due è meglio ed anche più sicuro per la gestione dei figli.

Automatizza tutto il possibile. Usiamo la tecnologia a nostro favore! Esistono App per la spesa, calendari condivisi, promemoria che si attivano quando ne abbiamo bisogno... possiamo alleggerire il nostro cervello e lasciare che qualche app ci dia una mano.

Prenditi una pausa. Questo è obbligatorio, non si può dimenticare che siamo persone e non robot. Impegnarsi ad avere almeno 1 ora al giorno per te stessa fa la differenza.

Stacca, fai una passeggiata, leggi un libro... o semplicemente respira. Il mondo può aspettare.

Cerca supporto. Nessuna deve affrontare tutto da sola. Gruppi di mamme, amiche, reti di supporto: non c’è niente di meglio che condividere le proprie sfide con chi ci capisce davvero.

Ed è proprio qui che entra in gioco Power Moms! Noi siamo qui per sostenerti, perché sappiamo bene quanto sia faticoso.

Il nostro obiettivo è permettervi di alleggerire il vostro carico mentale

Vogliamo che le mamme siano supportate.

Un primo passo sono i laboratori "Tana libera Mamma!", sperando che due ore di relax per voi possano essere l'inizio di tante attività a supporto di tutte le mamme.

Fonti
  • Haicault, M. (1984). La gestion ordinaire de la vie en deux: la femme et le travail ménager. Sociologie du travail.
  • Daminger, A. (2019). The Cognitive Dimension of Household Labor. American Sociological Review.
  • Craig, L., & Brown, J. (2019). Feeling Rushed: Gendered Time Pressures and Mental Health. Social Science & Medicine.
  • Craig, L., & Mullan, K. (2010). Parenthood, Gender and Work-Family Time in the United States, Australia, Italy, France, and Denmark. Journal of Marriage and Family.
  • Mikolajczak, M., et al. (2018). A Theoretical and Clinical Framework for Burnout in Parents. Frontiers in Psychology.

18 gennaio 2025 · Tempo di lettura: 3 min

Chi è la doula e perché è importante per le neomamme

Quando una donna diventa mamma, si apre un mondo fatto di emozioni, sfide e cambiamenti. In questo delicato periodo della vita, molte mamme scoprono l'importanza di avere un supporto non solo medico, ma anche emotivo e pratico. È qui che entra in gioco la figura della doula.

Che cos'è una doula?

La doula è una figura professionale specializzata nel fornire supporto emotivo, pratico e informativo alla mamma e alla famiglia durante la gravidanza, il parto e il post-parto. A differenza delle ostetriche o dei medici, la doula non ha un ruolo clinico, ma si concentra sul benessere complessivo della mamma, fornendo un accompagnamento continuo in tutte le fasi di questa importante transizione.

Cosa fa una doula?

1. Supporto emotivo e mentale

La doula è presente per ascoltare le preoccupazioni della mamma, sostenerla emotivamente e incoraggiarla nei momenti più difficili. Offrire un orecchio attento e una parola di conforto può fare una grande differenza durante il travaglio e nel periodo post-parto.

2. Assistenza pratica

Oltre a fornire supporto emotivo, la doula aiuta la mamma a prendersi cura di sé stessa. Le permette di riposarsi tenendo il bambino mentre lei può farsi una doccia o dormire qualche ora. Prepara un pasto caldo per la mamma, le offre uno spazio per recuperare energia e la fa sentire coccolata.

Questi gesti di cura pratica sono essenziali per il benessere fisico e mentale, e aiutano a prevenire l'esaurimento. Le neo-mamme travolte dalle nuove responsabilità, beneficiano di questo supporto pratico e quotidiano.

3. Sostegno informativo

La doula aiuta la mamma a fare scelte consapevoli nel post-parto, guidandola nel trovare le soluzioni migliori per sé stessa e per la sua famiglia.

Che si tratti di decidere come gestire l’allattamento, come organizzare la routine del neonato o come affrontare eventuali sfide nella cura del bambino, la doula offre informazioni utili e personalizzate. Questo sostegno informativo aiuta la mamma a sentirsi più sicura delle sue decisioni e a scegliere ciò che è più adatto alle sue esigenze e a quelle del suo nucleo familiare.

4. Cura della famiglia

Non solo la mamma, ma anche il papà o il partner possono beneficiare del supporto della doula. Avere qualcuno che si occupa della parte emotiva e pratica permette alla coppia di vivere l'esperienza del parto in modo più sereno e meno stressante.

Una figura sempre più richiesta

In molti paesi del mondo, la figura della doula è ormai ampiamente riconosciuta e richiesta. Negli Stati Uniti, ad esempio, il supporto delle doule è diventato una parte integrante del percorso di nascita per molte famiglie. Anche in altri paesi europei, come il Regno Unito e la Francia, il numero di donne che scelgono di farsi accompagnare da una doula è in costante crescita. Questo perché sempre più famiglie comprendono il valore di avere un sostegno continuo nel delicato periodo del post-parto.

Perché scegliere una doula?

Scegliere una doula significa avere accanto una figura di riferimento durante un periodo carico di cambiamenti, che aiuta a prevenire complicazioni emotive come la depressione post-partum e l'isolamento. Avere qualcuno al proprio fianco che si prenda cura non solo degli aspetti pratici, ma anche di quelli emotivi, fa sentire la mamma meno sola e più sicura. La presenza della doula ha dimostrato di migliorare l’esperienza del parto, aumentare la fiducia della mamma nel proprio corpo e ridurre il rischio di interventi medici non necessari.

25 novembre 2025 · Tempo di lettura: 2 min

Baby blues e DPP: cosa sono?

Oggi continuiamo a parlare di neo-mamme e di tutto quello che può accadere dopo il parto, perché capire cosa succede davvero in quei giorni può far capire a chiunque come funzionano specifiche fasi della vita come il post partum.

Parleremo dei famosi “baby blues”, perché secondo noi è una di quelle cose che tutte sentiamo nominare, ma pochi sanno davvero cosa aspettarsi.

I baby blues sono praticamente quegli sbalzi d’umore che arrivano subito dopo il parto, quando gli ormoni crollano all’improvviso e la mamma, già provata dal parto, si ritrova a piangere per nulla, a ridere un minuto dopo e a sentirti un po’ sospesa.

Succede a tantissime donne — pensate che secondo Johns Hopkins Medicine addirittura l’85% di noi li sperimenta in qualche forma.

Di solito durano un paio di settimane e passano da soli, ma possono essere destabilizzanti, soprattutto se non si sa di che si tratta.

La cosa importante, però, è capire la differenza tra i baby blues e la depressione post-partum (DPP).

I baby blues sono transitori, la DPP invece può durare molto più a lungo e andare ben oltre le classiche due settimane.

E non è solo “tristezza”: può presentarsi come ansia, irritabilità, sbalzi d’umore forti, pensieri intrusivi o una sensazione di non farcela.

E' importante riconoscerla subito, perché per gestirla al meglio, serve attenzione e spesso un aiuto professionale.

Purtroppo esiste ancora molto stigma intorno alla salute mentale delle mamme.

È come se ci si aspettasse che dopo il parto dovrebbero solo provare felicità… e tutto il resto viene vissuto come “sbagliato”.

Questo fa sì che tante donne non chiedano aiuto per paura di essere giudicate.

La parte bella — perché c’è anche una parte bella — è che c'è più consapevolezza, grazie agli studi scientifici, dunque sempre più mamme iniziano a parlare apertamente delle proprie difficoltà.

E si sa, quando le persone aprono la strada, tante altre seguono e si sentono finalmente meno in colpa a dire: “È successo anche a me”.

Se sentite che qualcosa non va, parlatene.

Con un’amica, con un familiare, con chi vi fa sentire al sicuro.

La maternità può essere incredibilmente solitaria, anche se si è circondate da persone. Raccontare quello che si prova può alleggerire un peso enorme e aiuta a rendersi conto che non si è “strane” o “sbagliate”: si è semplicemente umane.

E se le parole e l’affetto delle persone vicine non bastano, si consulta un* professionista. Contattare un* professionista non è un fallimento, anzi: è un atto di consapevolezza della propria persona.

La DPP è una cosa importante e merita attenzione come qualunque altra condizione di salute.

Allo stesso modo, riconoscere i baby blues, capire come si manifestano e sapere quando è il momento di chiedere aiuto è uno dei modi migliori per affrontare il post-partum con consapevolezza.

Se percepite che potrebbe esservi utile un parere sul proprio stato emotivo, potete parlarne con il vostro medico di base: saprà consigliarvi il modo migliore per affrontare la situazione con calma e nel modo più adatto a voi.

Fonti: Johns Hopkins Medicine – Postpartum mood disorders

10 novembre 2025 · Tempo di lettura: 3 min

Non è la fine: è solo un nuovo inizio tra amiche

Ci sono momenti nella vita in cui tutto sembra spostarsi un po’...

Così a caso, quando nasce un bambino, ad esempio, succede questo: tutto si muove e le amicizie non sono escluse.

Come mai? Beh, non per cattiveria o disinteresse, ma perché la vita cambia direzione, e tu nuova mamma, con lei.

Ti ritrovi immersa in un mondo fatto di poppate, pannolini, nanne mancate… e all’improvviso le giornate non hanno più spazi liberi per i messaggi vocali infiniti o i pomeriggi spensierati con le amiche.

Quelle uscite che una volta organizzavi in cinque minuti, ora sembrano spedizioni interplanetarie.

Eppure, dopo qualche giorno, settimana, tra un rigurgitino e l’altro, scopri che ci sono nuove amicizie che nascono naturalmente: altre mamme al corso, al parco e all'asilo.

Wow, non sei sola, ti senti capita senza dover spiegare troppo.

Però, c'è un però.

Certe volte ti accorgi che qualcosa manca: quella parte di te che parlava d’altro, che rideva di cose assurde, che non aveva sempre e solo “mamma” come titolo. Che riusciva ad essere sé stessa, esprimersi in modo autentico... ci pensi ogni tanto.

Andiamo avanti.

Abbiamo le nostre amiche di sempre, anche le amiche che figli non ne hanno (quelle che hanno gioito con noi la notizia dell'arrivo del bebè).

Loro sono le tue amiche, ma non avendo figli, cercano di esserci a loro modo, quello di sempre. Quello che avete condiviso fino a poco tempo prima.

Il linguaggio delle mamme, diciamolo, non è sempre facile da capire.

Tra gli umani normali, come spieghi, per esempio, che non dormire per tre notti di fila ti cambia l’umore, la pazienza, persino il modo in cui respiri? Senza dimenticare che hai il tuo batuffolo che ha bisogno di te, quando lo abbracci passa tutto.

Dall'altro lato, però, parlare solo di bambini, pappe e pisolini finisce per spostare tutta l’attenzione lì — e si perde quella parte dell’amicizia fatta di scambi, risate, confidenze reciproche. Insomma la leggerezza di vivere.

Ecco perché è fondamentale l'equilibrio, la volontà da entrambe le parti di ritrovarsi anche come donne, non solo come mamme o non mamme.

Da entrambe le parti serve lo stesso gesto: un piccolo passo verso l’altra.

Perché l’amicizia non finisce quando cambia il ritmo — semplicemente trova un nuovo modo di danzare.

Le mamme devono trovare un equilibrio nuovo, le non mamme devono trovare un nuovo modo di esserci. In mezzo, c’è quel filo sottile fatto di affetto, che non si spezza se lo tieni tra le dita con un po’ di cura.

Un esempio comune che conosciamo e che per comodità riportiamo per capire.

La tua cara amica ti chiama, è appena uscita da una storia importante e ha bisogno di sfogarsi.

Tu sei a casa, il bambino piange, hai una mano nel biberon e l’altra sul telefono.

La ascolti a metà, rispondi distratta, e dentro di te pensi: spero finisca presto.

Non preoccuparti, succede. Lo facciamo tutte.

Ma avresti pensato così prima di avere il tuo bambino?

Rifletti..

A questo punto puoi fare una cosa.

Puoi dirle semplicemente la verità, con dolcezza:

“Tesoro, scusami, il bambino ha bisogno di me, piange e lo devo calmare. Non riesco a concentrarmi così. Ti richiamo appena finisce, perché voglio ascoltarti con calma.”

E poi lo fai, la richiami davvero.

Anche organizzare un incontro con lei è un'idea, anche solo per un caffè veloce. Lei parlerà, tu respirerai.

Entrambe vi ricorderete che quell’amicizia è ancora lì, viva, anche se è cambiata forma.

Essere amiche, dopo la maternità, richiede un po’ più di pazienza e molto meno perfezionismo.

Non serve esserci sempre, serve esserci bene.

Anche con un neonato in braccio, le occhiaie e una tazza di caffè riscaldata tre volte al microonde: è ok!

Ricordati: non sei solo una mamma. Sei sempre quella persona che sa ascoltare, ridere, volersi bene e dimostrare l'affetto verso le persone che le sono vicine. Con o senza figli intorno.

19 ottobre 2025 · Tempo di lettura: 3 min

Il ruolo dei padri nel periodo post-partum

Sulla scia del nostro precedente post rivolto ai primi 40 giorni dopo il parto, vogliamo oggi portare all'attenzione il ruolo dei papà durante quel periodo assai sfidante per tutta la comunità familiare.

Per fortuna ne siamo sempre più consapevoli: i padri hanno un ruolo essenziale nel far sentire le loro compagne sostenute e comprese dopo il parto, accompagnandole nel delicato passaggio verso la nuova vita con il loro bambino.

Per molte madri, questa transizione può essere difficile, soprattutto perché spesso i padri non sanno bene come o quando offrire il proprio supporto in modo efficace.

Avere un bambino mette a dura prova la relazione tra madre e padre, perciò capire come essere presenti per la propria compagna può risultare complicato.

Essere lì per lei, in modo significativo e concreto, può facilitare la genitorialità nel modo più sereno possibile.

Un modo semplice per iniziare a capire di cosa potrebbe avere bisogno la propria compagna è guardare agli aspetti pratici della sua vita quotidiana.

Che si tratti di sparecchiare dopo cena, cucinare più spesso, prendersi cura del bambino per un po’ per darle del tempo per sé stessa, o anche semplicemente portarle un bicchiere d’acqua mentre allatta, ogni piccolo gesto può fare una grande differenza.

Farle sapere che tu sei presente, anche attraverso le azioni più semplici, può avere un impatto molto positivo. Quello che più desidera una neo mamma è sapere di potersi fidare di te che sei il padre del bambino. Prendersi cura di un neonato è un lavoro a tempo pieno molto energivoro e le neo mamme hanno bisogno che il loro compagno sia disponibile a condividere davvero il carico mentale ed emotivo della genitorialità.

Mia madre una volta mi disse che la lezione più difficile che dovette imparare mentre cresceva me e mia sorella fu imparare a fidarsi di mio padre, anche quando faceva le cose in modo diverso da lei. Penso che questo consiglio possa valere per molte coppie che si trovano ad affrontare l’arrivo di un bambino e devono imparare ad adattarsi a questa nuova fase di vita insieme. Il punto non è fare tutto nello stesso modo, ma essere presenti, affidabili, e imparare a funzionare come una squadra.

Un altro modo importante in cui un padre può essere di supporto è rispettare e valorizzare il lavoro di cura del bambino da parte della madre.

Suddividere più equamente i compiti legati alla genitorialità può alleggerire ciò che grava sulle spalle della madre. È un periodo nuovo molto stressante, ma una volta stabilita una routine di compiti condivisi, diventa più facile ritagliarsi un po’ di tempo per sé stessi, anche in mezzo al caos che comporta crescere un figlio insieme.

Chiedere direttamente alla propria compagna come preferirebbe essere aiutata è un ottimo primo passo per darle il sostegno di cui ha bisogno. Come accennato prima, questi gesti possono essere molto semplici: occuparsi del bambino mentre lei fa la doccia, fare piccoli gesti di apprezzamento, oppure occuparsi di più faccende domestiche. Farle sapere che riconosci tutto ciò che fa ha un grande valore, e può essere espresso anche solo dicendole che pensi sia una madre meravigliosa, specialmente nei momenti di stanchezza.

Uno dei reclami più frequenti che ho sentito dalle mamme è che sentono una mancanza di comunicazione da parte dei loro compagni. Questo può causare conflitti all’interno della coppia, soprattutto quando si ha un neonato. Saper comunicare apertamente con la propria compagna è una competenza che si sviluppa con il tempo, ma che porta enormi benefici alla relazione nel lungo termine. Comunicare in modo chiaro è fondamentale quando si cresce un bambino insieme, perché entrambi i genitori devono essere in grado di esprimere i propri bisogni e desideri. Per tutti i papà che stanno leggendo: ricordate che non leggete nel pensiero! Non potete sapere sempre ciò che la vostra compagna desidera, quindi è importante fare domande e confrontarsi.

Il tema del sostegno da parte dei padri è al centro del dibattito da molto tempo, in particolare su come renderlo realmente efficace. La transizione verso la genitorialità mette a dura prova la relazione in ogni sua forma, ed è proprio per questo che il supporto reciproco è fondamentale – non solo per il benessere del bambino, ma anche per la salute della coppia. Essere presenti, supportare il modo in cui la vostra compagna educa il bambino, e mantenere una comunicazione aperta sono modi efficaci con cui i padri possono affrontare insieme alle loro compagne questa nuova e bellissima avventura.

In fondo, il segreto è questo: partecipate attivamente, immergetevi nella quotidianità della mamma e condividete con lei ogni piccola sfida e conquista.

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